I-VOICE: LA RICERCA DI ENERGIA ELETTRICA

This article appeared in the Italian-based Near East News Agency. It was written as my documentary film, Life from the BBC (co-directed by Siska) was screened as an official selection at the Human Rights Film Festival in Beirut in late January. For those that read Italian, I’m told it’s a fantastic write-up. Thanks to Ilaria Lupo for her interest in this film and for such an in-depth treatment of the situation. Thoughtful journalism is all Siska and I could ask for as this film and the lives of the two rappers Yassin Qasem aka YaSeen and Mohammad Turk aka TNT continue to inspire people the world over.

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I-Voice performing in Shatila camp

Beirut,  04 gennaio 2011 – Life from the BBC è il documentario di Jackson Allers presentato la scorsa settimana al Human Rights Film Festival di Beirut. Al centro due giovanissimi rappers palestinesi del campo profughi di Bourj al Barajneh, Sud Beirut. i-Voice (che sta per invincible Voice) è il nome del gruppo nato nel 2005, costituito da Yaseen Qassim (YaSeen) e Muhammad Turk (TNT).

“Questa è la storia della loro ricerca di energia elettrica” è l’incipit che ci porta dentro la vita dei due ragazzi.

La mancanza di elettricità diventa il simbolo stesso del disagio e degli ostacoli quotidiani, degli impedimenti fisici ma anche psicologici al loro lavoro. Le risorse elettriche sono uno dei maggiori problemi del Libano e i campi profughi sono l’ultima delle preoccupazioni nell’agenda del Governo, quindi il loro accesso all’energia è carente e saltuario.

La colonna sonora del film è tratta dal disco di i-Voice che è stato interamente registrato nel loro studio a BBC con i noti rappers arabi Omar Offendum dei NOMADS e Ragtop dei Philistines, di base negli Stati Uniti. Ciò grazie al nuovo UPS, un sistema di autonomia elettrica alimentato da un motore di automobile, offerto loro da un supporto privato.

Abbiamo incontrato Jackson Allers, giornalista e produttore musicale – Ho conosciuto i ragazzi nel 2008, appena prima dei disordini di maggio. Quando sono andato nello studio per ascoltare i loro pezzi non ho potuto a causa dei continui tagli di elettricità. Mi è sembrato sintomatico e ho deciso di parlarne, anche perché essendo coinvolto potevo offrire uno sguardo diverso da quello di un qualsiasi giornalista straniero estraneo al contesto.

I-Voice ( Yasseen [l] and TNT)

I-Voice ( Yasseen [l] and TNT)

Ma l’intento del film è anche di sfatare alcuni stereotipi. i-Voice è un gruppo di rappers prima di tutto. Non vogliono essere identificati come “ palestinesi dei campi che fanno hip hop”. Loro appartengono alla scena musicale libanese e da palestinesi sono confrontati inevitabilmente con certi problemi quotidiani e di questo parla la loro musica. Esistono diverse tendenze nell’ hip hop, ma è difficile prescindere dall’identità del gruppo che si ascolta perché si tratta di un movimento culturale e richiede di abbracciare tutto il contesto. Il pubblico è diviso tra sostenitori dell’hip hop politico o a-politico. L’audience di spettacoli commerciali non andrà a vedere le performances di i-Voice mentre altri andranno ai loro concerti perché sono palestinesi. Non va però dimenticato che esiste una differenza tra discorso politico e politicizzato. –

Il film fluisce al ritmo della musica e segue gli spostamenti dei ragazzi come un beat che è onnipresente nella loro mente. Viaggiamo con loro nei vicoli del campo, entriamo nella loro casa buia illuminata dalla luce di una torcia, nel loro studio di registrazione, mentre ci raccontano la loro vita, gli inizi nella musica, le rime.

“Tahiyyate, cioè Saluti” spiega Muhammad “rivolti a tutti quelli che hanno distrutto la mia vita, a quelli che mi hanno gettato in un campo, che mi hanno reso un profugo. Questa canzone porge i saluti a tutte le cose sbagliate della vita.”

E ancora per strada a ritmare i loro versi “La mia vita quotidiana pulsa nella mia mente I miei occhi come una macchina fotografica che registra quel che voglio dire Polvere ovunque Polvere in ogni via Ragazzi arabi in ogni casa Sogni imprigionati Giorni numerati Case distrutte Ogni vicolo è sufficiente A non dimenticare la tua terra d’origine Stai in Palestina tu negli occhi dei bambini, cacciato via Senza ritorno senza partenza (…)”

Il film aggira ogni retorica, innanzitutto grazie alla circoscrizione del soggetto. Del campo appaiono i bambini, la loro energia incontenibile. Imitano la violenza degli adulti, ci sfidano, sembrano dire: “aprite gli occhi, noi siamo qui, e ci saremo anche domani”.

Allers continua – L’hip hop è un movimento ancora giovane; può incorporare i ritmi dei padri con una gamma di suoni innovativi, non esistono limiti alle contaminazioni e questa è la sua vera forza. Ma la situazione dell’hip hop arabo è difficile, perché non c’è ancora l’apertura necessaria per comprendere le sue vere potenzialità. Si vive di auto-organizzazione e solidarietà tra gli artisti, ma manca un mercato. E’ principalmente tramite internet che i musicisti possono diffondere il loro lavoro e collaborare. Non ci sono labels arabi perché gli album non vendono. Inoltre in Medio Oriente c’è un pregiudizio verso la cultura hip hop che è considerata occidentale e gli hip hoppers sono spesso visti a torto come degli arabi che si vogliono occidentalizzare. Così anche quando giovani rappers si fanno conoscere all’estero è possibile che il rapporto con la comunità d’origine si incrini.

i-Voice ha avuto la fortuna di ricevere attenzione internazionale e di realizzare diverse performances in Europa. Yaseen sta ora studiando audio-ingegneria in Canada grazie a una borsa di studio offerta dalla comunità di artisti libanesi e da Qattan Foundation. Nel campo il rispetto verso di lui è cresciuto e anche la stima per il suo lavoro, ma spesso purtroppo la reazione è di rifiuto. Bisogna riflettere alla relazione con il contesto locale e per ogni hip hopper arabo è importante valutare bene le proprie scelte artistiche in questo senso. –

I-Voice (Laith Majali©)

I-Voice (Laith Majali©)

Il film è stato reso possibile dal supporto di diverse persone, in particolare dell’editor libanese Wissam Charaf e del filmmaker Siska, direttore della fotografia, che è anche un rappresentante della scena hip hop libanese. Nena News

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